Autogol o partita truccata?

Al termine della “trasferta” in quel di Racale - Consiglio Comunale del 10 marzo scorso, dove la squadra pro-fusione ha riportato una secca battuta di arresto – il dubbio che da tempo mi attraversa la mente si fa più sfocato, fin quasi a divenire… consapevolezza. E alcune domande mi paiono quasi retoriche: la rete subita (un “niet” pesante e fragoroso ad iniziare l’iter unitario) è solo frutto di un increscioso e sfortunato autogol oppure la partita era truccata sin dall’inizio? Il torneo in corso – con in palio la fusione amministrativa dei nostri 4 Comuni – segue forse un copione già scritto da qualche allievo di Moggi? E visto che il bomber (L. Ria) ha creduto opportuno appendere le scarpette al chiodo, non sarà che gli altri giocatori della sua formazione abbiano deciso di tirare i remi in barca e seguano ormai la filosofia del “muoia Sansone con tutti i filistei”?  

Fuor da umoristiche metafore, quanto successo giorni fa nella sala consiliare di Racale fa molto riflettere una volta superati sdegno, rabbia e delusione del momento, e mi impone di affermare delle verità che – in quanto tali – non saranno certo gradite a chi doppi-giochismi e manovre ombrose ha reso virtù e proprio “modus operandi”. Pur non volendo qui ripetere concetti già espressi nell’intervista rilasciata al dr. Giuliano Ciriolo e pubblicata su Progetto Salento”, ritengo infatti che alcune riflessioni vadano comunque riproposte per fare maggiore chiarezza sull’accaduto.

Se l’ipotesi di fusione si perde nella notte dei tempi (idea emersa per la prima volta negli anni 70-80, rilanciata poi dall’estroso ex sindaco di Racale Francesco Quarta Colosso e vigorosamente ripresa dal periodico L’Altra Voce negli anni 1993-2000), il sogno parve realizzarsi con la nascita della Unione Jonica-Salentina, proprio allo scadere del 2° millennio. Ma in realtà tale forma associativa – tradendo la sua originaria funzione propedeutica (in ciò aiutata da incomprensibili mutamenti legislativi) - si rivelava presto un “tappo” nel processo medesimo, almeno alle nostre latitudini, e con il passare del tempo diveniva un comodo alibi per detrattori e affossatori della proposta: “se l’Unione non funziona, potrà mai funzionare la fusione?”. Ovviamente con ciò supponendo una correlazione fra i due istituti del tutto priva di fondamento. 

V’è infatti rapporto fra il fallimento di un viaggio organizzato da un gruppo di amici che decide di partire ciascuno con il proprio bagaglio (aspettative, bisogni, bilanci, priorità, ecc…) e la prospettiva di un “matrimonio ponderato” di una coppia che condivide (da secoli) storia, costumi, consuetudini, cultura? C’è relazione fra l’agire di chi si sente obbligato a portare a casa propria quanto più è possibile arraffare (a discapito degli altri) e le determinazioni di chi invece sente di appartenere – e sa di appartenere! – ad un’unica comunità, che vuole quindi aiutare a crescere unitariamente?

Guardare “oltre il campanile” non è facile, e ancor meno lo diventa se a questo si sommano punti di riferimento fra loro discordanti o contrastanti: l’appartenenza ad un partito, la compiacenza verso il locale “politico di peso”, i propri personali interessi e/o quelli del proprio gruppo-famiglia. E allora diventa complicato anche solo “sondare” la possibilità di un matrimonio. E allora  si è tentati di usare ed abusare strumentalmente - per conservare lo “status quo”, comodo per chi sta in sella in quel momento - anche delle gaffes (chiamarle con il loro vero nome – idiozie - potrebbe sembrare offensivo…) di chi si dichiara promotore del processo di fusione-matrimonio. E allora si costruiscono alibi e si raccontano bugie… 

E’ bugia, infatti,professare la propria buona volontà di considerare l’ipotesi di fusione se poi tale ipotesi non la si raccoglie dall’albero che la propone come frutto di ricerca e passione ed invece si approfitta dell’occasione per respingerla aprioristicamente sol perché (malamente) rappresentata da chi è un avversario politico. E’ inventarsi un alibi o tentare di arrampicarsi sugli specchi il dichiarare che il primo passo verso la fusione è che l’Unione funzioni meglio, pur sapendo che l’Unione non c’è più, che non potrà funzionare per le ragioni suesposte e che in realtà oggi è solo un modo per arginare la volontà popolare (che si dice di conoscere, sol perché si è vinta una campagna elettorale, ma che non si ha il coraggio di sondare con gli strumenti che la democrazia mette a disposizione). Ed è ancora una bugia l’affermare che nessun vantaggio deriverebbe dalla fusione senza neppure aver sentito l’obbligo “istituzionale” di ascoltare chi la fusione l’ha già sperimentata e del tutto gratuitamente – viaggiando in due occasioni per oltre 1500 km - si è offerto di rappresentarla e descriverla nei particolari alle popolazioni interessate e ai loro amministratori.

Ma se alibi e bugie vanno smascherati e chiamati per nome, cosa dire delle ottusità, dei “fanatismi”, delle “furberie” e dei personali interessi messi in campo da chi pure si dice favorevole al processo unitario? Una sola cosa: peccato! Peccato che energie e professionalità, intelligenze e disponibilità, siano spese per beghe elettorali, per meri calcoli politici locali, per aspettative di rivalsa… Peccato che chi si era proposto come paladino della fusione debba poi scoprirsi – o essere vissuto - come un gigantesco ostacolo verso tale meta.

Il riferimento è all’azione scriteriata dei componenti della lista “X la Città Nuova”, oggi presente con due consiglieri nel Consiglio Comunale di Racale. Quella – per intenderci – capeggiata e guidata sino a poco tempo fa dall’on. Lorenzo Ria, poi ritiratosi sdegnosamente dall’agone politico locale con delle motivazioni… irricevibili. Ed è in questo clima di “smarrimento” che è diventato ancora più semplice per i “falchi” presenti al suo interno prendere il sopravvento. 

Se Pentapolis infatti è nata (e vive) per essere una proposta che partendo da alcuni cittadini si rivolge a tutti i cittadini e agli amministratori delle loro città  - senza bandiere, ideologie, capi bastone, ecc… - ecco il suo contraltare: un’associazione “strettamente legata” ad una lista, e quindi ad una fazione, peraltro bocciata dagli elettori di Racale. Una strategia folle!

E da una strategia sbagliata – mai corretta in corso d’opera nonostante le tante sollecitazioni amiche – ecco derivarneuna proposta assurda, inutile e controproducente, avanzata dagli encomiabili ma inesperti consiglieri Marzano e Palumbo e sottoscritta in modo superficiale e poco attento anche dagli altri consiglieri di minoranza di Racale. Una proposta che – bocciata dalla maggioranza “pro domo sua” (?!?) – rappresenta un ulteriore macigno sul percorso ad ostacoli verso la fusione.

Una mozione che ha avuto altresì il merito di “seppellire” quella di Pentapolis (che pure era stata ben accolta ad Alliste e Melissano) nonché di irrigidire ulteriormente la posizione “difensiva” del sindaco Metallo, fornendogli peraltro un ottimo alibi per disimpegnarsi ancora una volta. (Il resoconto stenografico della seduta – pubblico, per chi volesse approfondire – sia fedele testimone di come sono andate le cose, permettendo a ciascuno di giudicare. Non perdete l’occasione…).

E ora? Ora si riparte, più decisi di prima. Ed ancora più attenti di prima, perché di “autogol” non vogliamo più subirne. Sempre che il Giudice Sportivo non ci venga a dire che non di autogol si trattò, bensì di “combine”…

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